Partiamo col precisare che il nome “Sommmeliers d’Asfalto”, benché evochi ogni genere di comportamento dannoso per la salute, fra cui esaminare col taste vin bitume a temperatura lavica, non ha niente a vedere col vino o qualsiasi bevanda alcolica. Durante le nostre uscite stiamo ben lontani da qualsiasi cosa possa alterare la lucidità o la concentrazione, cosa che andando in moto si impara a fare SEMPRE.
Ancora prima di capire la potenzialità dei forum in internet, Gianni si finì un paio di schede telefoniche per radunare quanti conosceva già o aveva imbroccato per strada per portarli al nostro primo raduno. Fissammo al Piazzale Michelangelo, a Firenze. Fra gli intervenuti, conobbi per la prima volta Sauro, che un po’ per fama, un po’ per la moto ignorantissima, mi intimorì un poco. Decisi che era meglio stargli alla larga. Arrivò poi un tipo con un Duke, L3oci, che sembrava conoscere già da tempo un altro arrivato addirittura da Livorno con un Duke tamarrissimo con tanto di puntale, che raccontava di un ritrovo al quale aveva partecipato a Genova, una roba al limite della sopravvivenza. Paolo non sarebbe mancato mai, neanche in futuro, nonostante la lontananza e gli impegni familiari. Un pilastro. I ricordi di quel primo raduno si confondono senz’'altro col secondo, fissato pochi mesi dopo, che portò davvero un’'affluenza notevole e che decise, dandogli anche un nome, il futuro di un piccolo ma combattivo gruppo di scraniati.
Ritrovo al palazzetto di Firenze. Ricordo che mentre arrivavo in città, mi sembrava che nel deserto della domenica mattina ci fosse un brulicare spasmodico di motorette simili alla mia; cosa più che probabile, magari erano proprio i miei compagni alla ricerca di un benzinaio. Leggerezza e serbatoi capienti sono due cose che non vanno molto d’accordo.
Nonostante i miei 20 minuti di anticipo, trovai sul luogo dell’appuntamento un ragazzetto a malapena diciottenne con un Lc4 grigio. Aveva l’aria un po’ spaventata, ma dopo poco cominciò a ragionarmi di punzonature di omologazione tarocche sullo scarico e alberi a camme. Per me, arabo!
Alla fine della giornata sarebbe tornato a casa con un ginocchio come un pallone e la ferma intenzione di farsi una tuta intera; studente di ingegneria, lo chiamai il giorno dopo per sapere come stava. Fu felicissimo della telefonata, per il gesto gentile di un uomo più grande, e decise che il mondo da adulti non sarebbe stato poi così male. Aveva una nick da deficiente: Brabrabraaa. Durante i numerosi ritrovi ogni occasione era buona per prendersi per il culo e sfotterci a vicenda. Il mecca del Pianeta Moto, Fabio, più tardi lo soprannominò Potter per una vaga somiglianza con lo sfigato maghetto.
Il giro di quel raduno passava da una strada poco frequentata dai normali smanettoni fra Marradi e san Pellegrino in Alpe, il Passo dell’Eremo, e che varia tratti stretti e tortuosi a tornanti larghi, puliti e scorrevoli. Ci prendemmo come bestie: una decina di idioti che lasciavano virgole nere in terra, impennavano in uscita e strizzavano il gas come un asciugamano. Alla fine di un tratto velocissimo, evidentemente i lavori di ammodernamento della strada finivano di colpo, perché ci ritrovammo da una bella pista larga 10 metri ad un viottolo sporco dietro una curva. Così, senza preavviso. O forse c’'erano i cartelli, ma chi li aveva visti?
Fatto sta che io mi vedo scomparire un ragazzo con un Prestige dietro la curva, nel niente. Inchiodo ma è tardi, sia per fare la curva, sia per frenare, e infatti vedo che già un paio hanno tirato dritto come me. Nei momenti del genere ho imparato che interviene una lucidità insospettabile. Sono frazioni di secondo, ma mi venne in mente di non tirare il freno davanti, pena lo sdraione, e inizia a rallentare con i piedi in terra, nel fango, visto che almeno c’era una bella via di fuga. Mi adagiai nel fosso prima del bosco. Moto intatta (culo, solo una piomba sullo scarico), stivali coperti di fango. Intorno e dietro di me il finimondo: in sostanza, eravamo usciti di strada in 5!
Proseguimmo dopo aver rialzato le moto, due minuti in tutto, verso il Passo del Muraglione. Un amico di Potter, Barnello, attrezzato con un Vor curato artigianalmente si era perso il filo della frizione e gli venne prestato aiuto, come un vero gruppo, un piccolo motoclub. Cominciammo a pensare che ci voleva un nome e io, ad esempio, suggerii “17 pollici”, perché eravamo effettivamente quel numero, e per via del diametro delle ruote anteriori. Sauro, visto lo stato di moto e abbigliamento dei numerosi sdraiati della giornata, suggerì impietosamente “sommeliers d’asfalto”, perché se il buon giorno si vede dal mattino, eravamo destinati ad un futuro di musate in terra. E così fu.